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Francia, arriva il foie gras ‘cruelty free’ preparato in provetta

Il foie gras è uno dei prodotti più famosi della cucina transalpina, e molti lo considerano una prelibatezza, nonostante per produrlo le anatre vengano sottoposte a trattamenti che secondo gli animalisti provocano loro atroci sofferenze. La soluzione potrebbe essere il foie gras preparato in provetta? E’ quanto sostiene una start up in grado di elaborare il prodotto senza sottoporre a crudeltà gli animali.

Il foie gras, termine francese che significa “fegato grasso”, viene prodotto facendo ingrassare le anatre mediante alimentazione forzata, mediante una pompa idraulica o pneumatica, in modo da indurre negli animali una crescita abnorme del fegato e un aumento del contenuto di grassi, che nel foie gras rappresentano l’80% del prodotto. Ne deriva un alimento di consistenza gelatinosa che ha un sapore più delicato rispetto al normale fegato. Da anni in Francia gli animalisti si battono per la sua messa al bando, sostenendo che l’alimentazione forzata sia una pratica crudele che provoca sofferenza negli animali, una tesi rigettata con forza dai produttori e dagli estimatori del foie gras.

Una start up francese fondata a Parigi nel 2019 denominata Gourmey sostiene di avere elaborato un metodo per produrre il controverso alimento non solo evitando sofferenze alle anatre, ma addirittura senza il loro coinvolgimento nella produzione. Sarebbero in grado di produrlo ricavandolo da cellule poste in un coltivatore e nutrite con un mix di zucchero, proteine e amminoacidi. La startup sostiene che dopo 600 tentativi ha finalmente trovato la formula per ricavare in provetta un foie gras di gusto e consistenza identica a quello tradizionale. Nicolas MorinForest, uno dei fondatori di Gourmey, ha affermato di voler dimostrare che la carne coltivata non si limita alla produzione di hamburger, bensì il metodo può essere utilizzato anche per prodotti gastronomici. Morin-Forest sostiene di avere servito ai suoi familiari il suo prodotto insieme a quello prodotto con il metodo tradizionale, e non tutti sarebbero stati in grado di percepire la differenza.

Uno degli ostacoli con la quale la start up deve confrontarsi, sta nel fatto che attualmente il consumo di carne prodotta in provetta risulta autorizzato, a livello mondiale, solo a Singapore, dove il via libera è stato concesso lo scorso dicembre per dei bocconcini di pollo. Ma in futuro l’autorizzazione potrebbe arrivare anche per il foie gras, e questo potrebbe permettere di continuare a consumarlo anche nei diversi paesi – che negli ultimi anni sono aumentati – che hanno messo al bando il prodotto, per esempio il Regno Unito e la California.

Un altro ostacolo con il quale deve fare i conti la start up, oltre alle attuali normative, è anche l’opposizione che il progetto sta riscontrando in Francia, tra l’opinione pubblica e tra gli esponenti politici, tra i quali spicca il ministro dell’Agricoltura, Julian Denormandie, che su Twitter alcune settimane fa ha palesato la sua contrarietà a questo tipo di progetti. “È davvero questa la società che vogliamo per i nostri figli? Io no. La carne proviene da esseri viventi, non da laboratori. Potete fare affidamento su di me per fare in modo che in Francia la carne resti naturale e mai artificiale” ha scritto il ministro. Un’idea largamente condivisa nella Dordogna, un dipartimento francese della regione Nuova Aquitania dove si concentrano numerosi allevamenti di anatre e oche.

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