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Chi sono i migranti climatici?

Milioni di persone ogni anno a causa di disastri ambientali di varia natura sono costretti a emigrare dai territori che considerano casa, siamo sempre stati portati a pensare che la migrazione avvenisse per motivazioni legate alla povertà e alla guerra; ma sta diventando sempre più una problematica reale la comparsa di danni ambientali di breve e grande durata che spaventano a tal punto le popolazioni da farle lasciare tutto quello che hanno costruito per spostarsi verso l’ignoto. Quando si parla di danni ambientali di piccola durata si fa riferimento ai terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche e quando si parla di grande durata si fa riferimento a tutti quei disastri dovuti prevalentemente al cambiamento climatico come la siccità, desertificazione, innalzamento del livello del mare, salinizzazione delle acque dolci, diminuzione delle risorse idriche.

Soltanto alla fine del 2020 un numero elevato di persone, molto più crescente rispetto agli standard ha lasciato clandestinamente l’America centrale spingendosi verso il sud e il Messico per ottenere asilo a causa dei grandi problemi climatici che hanno portato la completa “morte” dei terreni e la impossibilità di potersi produrre cibo. In Guatemala è possibile percepire la criticità di questa situazione da diversi punti di vista; primo fra tutti vi è la possibilità di aprire gli occhi sull’innumerevole presenza di emigranti che vi sono in America centrale che spesso risiedono temporaneamente nella “Casa del Migrante” un centro che permette di offrire servizi e tutela alla gente che mossa da diverse motivazioni decide di fuggire. Una intervista di Will Media mette in luce quelle che sono le criticità più gettonate che spingono flussi così sostanziosi di persone a lasciare i loro territori; tra queste vi sono la mancanza di possibilità di coltivare la terra a causa delle inondazioni e le stagioni prolungate di siccità. 

L’Onu definisce il cambiamento climatico come la grande crisi del nostro tempo e tra i suoi tanti effetti vi sono anche le migrazioni; nonostante i disastri avvengano molto rapidamente, in realtà prima che un evento scatenante si manifesti ci sono anni di piccoli problemi che se accumulati portano a un problema maggiore, come nel caso dell’aridità del terreno da cui potrebbe derivare un incendio. Non solo però il danno climatico contribuisce alla migrazione di popolazioni, tra le più grandi problematiche vi è anche la monocultura di ananas, palme di olio e papaya ricca di pesticidi che è causa di deforestazione in territori talmente poveri in cui la maggior parte degli agricoltori vende i propri terreni pur di sopravvivere.

La criticità della situazione porterà a dei territori completamente spopolati e altri sovraffollati che non garantiranno un buon tenore di vita per nessuno dei due poli e si pensa che entro il 2050 il numero di persone che saranno costrette a scappare, a causa del cambiamento climatico saranno circa Ottantasei milioni e nonostante questo dato allarmante, dal punto di vista giuridico se si è migranti ambientali, non si ha una tutela effettiva in quanto non riconosciuti dalla Convenzione di Ginevra 1951 e dal Protocollo relativo allo status del rifugiato 1967. L’unico modo per poter preservare popolazioni e territori sarà quello di fronteggiare attraverso politiche internazionali il cambiamento climatico.

Immagine di copertina: Dry photo created by jcomp – www.freepik.com

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