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Rapporto IPCC 2021, gli scienziati: crisi climatica è causata dalle attività umane

Il rapporto avverte che le temperature potrebbero aumentare di oltre 1,5° C portando condizioni meteorologiche estreme diffuse.

L’attività umana sta cambiando il clima della Terra secondo modalità “senza precedenti”, con conseguenze addirittura “irreversibili”, hanno avvertito gli scienziati. Secondo l’International Panel on Climate Change (IPCC), la principale autorità mondiale in materia di scienze del clima, solo una rapida e drastica riduzione dei gas serra in questo decennio può prevenire il disastro climatico: ogni frazione di grado in ulteriore aumento potrebbe aggravare gli effetti acceleranti del climate change.

È probabile che nei prossimi due decenni le temperature aumenteranno di oltre 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali, violando gli accordi sul clima di Parigi del 2015 e portando condizioni meteorologiche estreme. Sono alcune delle conclusioni contenute nel 6° rapporto dell’IPCC che ha richiesto otto anni di lavoro, organizzando il lavoro di centinaia di esperti e studi di revisione. Rappresenta la piena conoscenza delle basi del cambiamento climatico ed emette una sentenza chiara: l’attività umana è “inequivocabilmente” la causa dei rapidi cambiamenti del clima, inclusi l’innalzamento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacci polari e dei ghiacciai, ondate di calore, inondazioni e siccità.

I governi di 197 paesi si incontreranno questo novembre a Glasgow per i colloqui sul clima delle Nazioni Unite, chiamati Cop26. Le temperature sono ora aumentate di circa 1,1° C dal periodo 1850-1900, ma stabilizzare il clima a 1,5° C è ancora possibile, afferma il rapporto. Occorrono nuovi piani per ridurre le emissioni di gas serra.

L’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci ha riversato trilioni di tonnellate di acqua negli oceani, dove i livelli di ossigeno stanno diminuendo, soffocando i mari, e l’acidità sta aumentando. Le emissioni di gas serra prodotte dalla combustione di combustibili fossili, dalla distruzione delle foreste e da altre attività umane stanno ora chiaramente destabilizzando il clima mite in cui è iniziata la nostra civiltà. I livelli di anidride carbonica nell’aria sono ora al loro punto più alto da almeno 2 milioni di anni.

Tutto questo sta già danneggiando la vita delle popolazioni, soprattutto di quelle più vulnerabili. Le ondate di calore e le forti piogge che portano alle inondazioni sono diventate più intense e più frequenti dagli anni ’50, colpendo oltre il 90% delle regioni del mondo, secondo il rapporto. La siccità è in aumento in oltre il 90% delle regioni per le quali esistono dati statistici. Grandi uragani e tifoni sono aumentati dagli anni ’70 di circa il 66%.

Maggiori emissioni significa che la terra e gli oceani diventano più deboli nell’assorbire l’inquinamento da carbonio: con tagli immediati e rapidi, il mondo naturale può ancora assorbirne il 70%; senza tagli, solo il 40%.

Il rapporto mostra che se riusciremo a mantenerci intorno a un aumento di 1,5° C delle temperature, più desiderabile sarà il clima in cui vivremo, e mantenere quel livello non è impossibile, affermano gli scienziati dell’IPCC. Ma richiederà “riduzioni immediate, rapide e su larga scala” delle emissioni. Se le emissioni non diminuiranno nei prossimi due decenni, il surriscaldamento di 3° C sembra probabile e si tratterebbe di una catastrofe. E se non dovessero diminuire affatto, avverte il rapporto, allora avremo un aumento dai 4° C ai 5° C, il che sarebbe l’apocalisse per la vita sulla Terra così come la conosciamo.

Immagine di copertina: Albero foto creata da kjpargeter – it.freepik.com

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