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Germania: il carbone fonte primaria di energia elettrica

La potenziale nuova coalizione tedesca vorrebbe abbandonare il carbone come fonte di energia bene otto anni prima del previsto. Questo punto sarebbe contenuto nei principi di base per un’alleanza che ancora stenta a decollare.
Sarebbe una grande vittoria, ma rappresenta anche una sfida per le forniture energetiche del Paese.

Guardando alla produzione di energia elettrica nella 1° metà del 2021, il carbone risulta la più importante fonte di energia. Lo rilevano i dati di DESTATIS, l’Ufficio federale di statistica che riferisce: “La produzione di elettricità da fonti energetiche convenzionali è aumentata del 20,9% rispetto alla prima metà del 2020. Ha rappresentato il 56% della produzione totale di elettricità”. 

Facendo un confronto con l’anno precedente, nella prima metà del 2020 era stata invece l’eolica la principale fonte di energia del Paese. Secondo i risultati provvisori, nella prima metà del 2021 sono stati generati un totale di 258,9 miliardi di chilowattora: “Si tratta di un aumento di 10 miliardi di chilowattora ovvero del 4%, rispetto ai primi sei mesi del 2020” comunica DESTATIS.

Non solo. L’Ufficio federale di statistica segnala in un altra nota che circa un quinto delle centrali eoliche ha funzionato a pieno regime (in termini puramente matematici) nei primi sei mesi del 2021. La piena capacità è il valore massimo che può essere teoricamente raggiunto in condizioni climatiche ottimali. Nello stesso periodo, l’utilizzo medio della capacità delle centrali fotovoltaiche è stato del 10,5%, mentre le centrali a biogas, che sono state gestite indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, hanno raggiunto più della metà (56,7%) della piena capacità.

A fare da contraltare al boom di energia prodotta dal carbone, c’è il dato che vede l’industria tedesca investire sempre di più nella protezione del clima. Le imprese dell’industria (escluse le costruzioni) hanno speso complessivamente 3,46 miliardi di euro nel 2019 in sistemi che prevengono le emissioni o consentono un uso più attento delle risorse. Gli investimenti in quest’area sono più che raddoppiati in dieci anni (1,63 miliardi di euro). Anche la spesa industriale per la protezione del clima è cresciuta in termini proporzionali.

Sebbene gli investimenti in quest’area rappresentassero una percentuale relativamente piccola (3,6%) degli investimenti nel 2019, dieci anni prima la percentuale si era attestata solo al 2,6% del totale: “Norme legali e finanziamenti statali sono le probabili ragioni di tale aumento. Da molti anni il governo promuove il passaggio a processi produttivi che utilizzano meno energia e tutelano il clima” valuta DESTATIS.

Immagine di copertina: Astratto foto creata da dashu83 – it.freepik.com

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