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AGENDA 2030 e Istruzione: come lo sviluppo sostenibile passa attraverso il superamento della disuguaglianza educativa

Di Valerio Drago

Tra gli obiettivi globali per uno sviluppo sostenibile, è stato inserito il superamento entro il 2030 di ogni forma di disuguaglianza educativa tra gli studenti, fenomeno presente non solo tra paesi poveri e ricchi ma anche all’interno dei paesi più sviluppati.

Esiste, infatti, un forte legame tra la necessità di raggiungere alti livelli di istruzione e sviluppo sostenibile.
Più elevato è il livello di istruzione in un paese più alta sarà, infatti, la predisposizione della popolazione a sposare gli obiettivi dell’agenda e ad accettare regole e cambiamenti volti a far virare, rapidamente, verso uno stile di vita sostenibile.

Non a caso, l’agenda 2030 al punto 4.4. dell’obiettivo “Educazione” indica la necessità di garantire
entro il 2030 che tutti gli studenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere uno sviluppo sostenibile, anche tramite un’educazione volta ad assumere uno stile di vita, appunto, sostenibile con attenzione ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta e alla valorizzazione delle diversità culturali.

Garantire equità e qualità nel completamento dell’educazione primaria e secondaria, che porti a risultati di apprendimento adeguati concreti ma, soprattutto paritari, appare quindi, come una necessità primaria da porre al centro degli obiettivi non solo dei paesi attualmente arretrati, ma anche dei paesi sviluppati.

Infatti, all’interno dei paesi OCSE, si è osservato come alcuni studenti, a parità di capacità, hanno rendimenti scolastici inferiori ad altri a causa di circostanze indipendenti dalla loro volontà, come il luogo in cui sono nati e vivono, il contesto culturale di provenienza e la status reddituale dei genitori.

Anche nei migliori dei sistemi scolastici, tra i quali, a pieno titolo, si inserisce quello italiano, questi studenti partono da una posizione svantaggiata, che può peggiorare ulteriormente se non si cerca di ridurre, il divario esistente tra coetanei e che può facilmente arrivare ad influenzare, negativamente, ogni possibilità futura.  

È, infatti, innegabile l’esistenza di un collegamento tra qualità dell’istruzione, contesto di provenienza e mobilità sociale, intesa come miglioramento della propria condizione di vita di partenza. Questo perché, tra disagi socioeconomici, povertà educative e deficit di opportunità future può instaurarsi una reazione a catena difficile da aggirare.

Del resto, un esempio concreto di come il divario sociale e culturale influisca sul percorso formativo degli studenti si è avuto con la pandemia ancora in corso.

Il covid ha avuto, infatti, un impatto devastante sul percorso scolastico “di base” di tutti gli studenti.
Tuttavia, è evidente come gli studenti provenienti da contesti più svantaggiati si siano trovati ad affrontare conseguenze ben peggiori.

L’impatto è stato certamente diverso, ad esempio, tra gli studenti che hanno avuto una maggiore facilità di accesso agli strumenti tecnologici avanzati o che hanno avuto in famiglia la possibilità di compensare i limiti della didattica a distanza.

E ancora; differenze nell’affrontare l’emergenza educativa ci sono state, ad esempio, anche in ragione del divario digitale esistente tra aree urbane e aree rurali (con intere zone del paese ancora non coperte da una connessione internet adeguata).

Ma, la dicotomia divario socio-culturale/opportunità future non riguarda solamente l’istruzione di base garantita dai sistemi scolastici.
Infatti, accanto ad essa, è ormai presente un’istruzione di tipo “collaterale” volta a far acquisire ai giovani competenze sempre maggiori e più specialistiche.
Queste competenze -di fatto acquisite tramite un processo formativo differenziato ed extrascolastico a carico delle famiglie- vanno a formare il complesso di quelle capacità che rendono, già adesso, un individuo più qualificato rispetto a un altro e che andranno, quindi, a impattare su ogni sua opportunità futura.

Per fare un esempio concreto, si va dalla necessaria conoscenza di più lingue straniere alla capacità di districarsi in sistemi informatici sempre più all’avanguardia e complessi.

Sostanzialmente viene richiesto ad ogni individuo di sviluppare determinate competenze, considerate ormai “di serie”, demandando la loro acquisizione, tuttavia, al di fuori dei programmi scolastici ordinari.
Conseguentemente, coloro che crescono in contesti economicamente più fortunati o, in alternativa, anche solo culturalmente più “dinamici”, avranno maggiori possibilità di apprendere molte più informazioni e capacità che andranno poi ad impattare positivamente nel loro percorso formativo.

È evidente come una simile situazione pone seri problemi di uguaglianza sociale che se non debitamente affrontati rischiano di vanificare gli sforzi volti a realizzare l’abbattimento di ogni forma di disuguaglianza nel processo educativo di base, obiettivo dell’agenda 2030.

Per giungere ad una educazione equa e paritaria, bisogna, quindi, pensare a come compensare il deficit di opportunità di apprendimento extrascolastico poiché, a parità di capacità, chiunque deve essere messo nelle condizioni di raggiungere i medesimi obiettivi indipendentemente dal contesto di provenienza.

In questa ottica, le nostre città potrebbero assumere un ruolo centrale, ripensandole come luoghi in cui poter trovare opportunità di apprendimento e crescita culturale accessibile a tutti.

Pensare ad esempio ad organizzare spazi urbani di aggregazione sociale e culturale per i giovani, gestiti dai giovani stessi, in ogni territorio; luoghi che possano fungere anche da laboratori di formazione extrascolastica (ad esempio con corsi di inglese avanzato) con lo scopo di colmare l’assenza di opportunità di apprendimento e dove poter portare avanti iniziative di coinvolgimento civico volte alla promozione di uno stile di vita sostenibile e alla realizzazione di tutti gli ideali e obiettivi presenti nell’agenda. 

Avv.Valerio Drago

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